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Anycubic Photon P1 • Recensione stampante 3d

La stampante migliore per i professionisti della resina

Precisa, affidabile ed estremamente versatile, la Anycubic Photon P1 è una delle migliori stampanti 3d a resina che puoi acquistare sul mercato.

Anycubic Photon P1

Raramente un prodotto arriva a entusiasmare l’utente finale, lo sappiamo tutti. Durante l’uso ci rendiamo conto che qualche difettuccio si trova sempre, ma quando, in un mese di stampe continue e con resine di vario tipo, l’unico fallimento è da imputarsi all’utente, siamo di fronte a un qualcosa di davvero speciale.

Ma andiamo con ordine iniziando a parlare di Anycubic Photon P1 dall’unboxing.  

Anycubic Photon P1 • Unboxing e setup

Fin dall’apertura della scatola della Anycubic Photon P1, si capisce che non siamo di fronte alla classica stampante a resina da scrivania.

Le dimensioni dell’imballo e il peso complessivo fanno capire che questa macchina è stata pensata per essere affidabile e solida.

All’interno troviamo un’imbottitura in schiuma che immobilizza completamente il prodotto. Ogni componente è separato, protetto e avvolto in modo fermo e sicuro per evitare che, durante il trasporto, qualcosa possa muoversi e causare danni.

La macchina arriva quasi completamente assemblata e, tolte le imbottiture, le operazioni richieste sono minime: si installa il piatto di stampa, si tolgono le pellicole a schermo e vaschetta e la si mette in posizione.

Una volta connesso il cavo di alimentazione si è pronti a stampare. Fine! Tutti gli accoppiamenti sono precisi e non si nota alcuna componente al “risparmio”.

All’interno della scatola degli accessori c’è tutto quello che può servire per iniziare: chiavetta usb, spatole, brugole, guanti, mascherina e filtri in carta per rimettere la resina nella bottiglia quando si andrà a pulire la vaschetta.

Da un punto di vista costruttivo, la prima impressione è positiva. La struttura è rigida, i pannelli sono ben allineati e il coperchio frontale è molto robusto e dispone di una maniglia per il sollevamento.

La vasca per la resina è realizzata in metallo, è ampia e ha un litro di capacità, una quantità perfetta per il volume degli oggetti che si possono stampare.

Anycubic Photon P1 • Qualità costruttiva

Analizzando la Anycubic Photon P1 con più attenzione, si capisce la filosofia che ha portato alla sua realizzazione. Non la solita stampante che riutilizza soluzioni già viste, ma un progetto nuovo, nato e sviluppato per stampare resina in grande formato.

Questo significa gestire forze di distacco molto elevate, carichi sul piatto importanti e tempi di stampa che si prolungano anche per decine di ore. Siamo di fronte a elementi che, meccanicamente, sono capaci di mettere sotto stress tutta la meccanica se questa non è adeguatamente dimensionata, ma non è questo il caso.

Anycubic Photon P1 • Asse Z

Tutta la struttura della Photon P1 è pensata per ridurre flessioni e vibrazioni della parte meccanica. Il gruppo di stampa, che comprende il braccio su cui si installa il piatto, è sovradimensionato rispetto agli standard visti in macchine di dimensioni simili.

Anycubic Photon P1 blocco piatto

La vite dell’asse Z, per esempio, è spessa e sfrutta un sistema a doppia cuscinettatura tipica delle soluzioni industriali. A questa sono affiancate due rotaie in acciaio che guidano il movimento del braccio senza oscillazioni anche a “pieno carico”. Proprio questo aspetto è cruciale.

Anycubic Photon P1 asse Z

Normalmente, quando si stampa oggetti molto alti in asse verticale e il piatto è molto “popolato”, una minima imprecisione meccanica porta a un difetto visibile, nel peggiore dei casi, al fallimento della stampa.

Anycubic Photon P1 GT3

Ecco, non è questo il caso e anche su stampe lunghe non ho notato alcun problema. Oltre all’asse Z il merito va ricercato nella piattaforma di stampa realizzata da una lastra in acciaio rettificata spessa 4mm e nel sistema di aggancio del braccio che va a innestarsi perfettamente nel supporto della piattaforma.

Anycubic Photon P1 • Serbatoio della resina

La stessa attenzione alla precisione l’ho trovata anche nella vasca riscaldata per la resina. Le dimensioni sono calibrate in modo esemplare per sfruttare realmente tutta l’area di stampa e il profilo aperto fa in modo che, quando la piattaforma si solleva, la resina scorre immediatamente verso il centro così da permettere una costruzione senza problemi.

Anycubic Photon P1 vasca

Sul fondo troviamo poi un film Nfep preinstallato. Questa pellicola ha una finitura superficiale opaca studiata per minimizzare le forze di rilascio, ed è studiata per lavorare al meglio con la tecnologia Wave Release che caratterizza il lato superiore del display.

Anycubic Photon P1 schermo

Nella parte posteriore, appena sopra il livello della resina, si trova il sistema di filtraggio dell’aria integrato che, comunque, non risolve da solo il problema degli “odori”: nessuna stampante a resina lo fa davvero, ma è un passo avanti rispetto al passato e rende più gestibile la stampante in un ambiente “casalingo” (in poche parole: meno odore e meno problematiche legate all’uso in ambienti poco areati).

Anycubic Photon P1 • Schermo

Eccoci arrivati a quello che è uno dei componenti più importanti in una stampante in resina: lo schermo lcd.

Anycubic ha scelto di installare un pannello monocromatico da 10,1 pollici con risoluzione 14K che gestisce un’area di stampa di 293 × 165 x 230 mm (volume totale 6,5 litri). Con questa scelta Anycubic non ha voluto partecipare alla classica gara a chi è in grado di stampare più in grande, rinunciando in favore dell’affidabilità e della capacità di sfruttare al meglio tutto il volume a disposizione.

Con una risoluzione XY dichiarata nell’ordine dei 16–20 µm, perfetto sia per oggetti strutturali sia per riprodurre dettagli fini, e con una lente di nuova concezione capace di un’uniformità di illuminazione superiore al 92%, il pannello è perfettamente in grado di restituire superfici pulite, dettagli ben definiti e una buona continuità su tutta l’area di stampa, zone periferiche del piatto comprese.

Anycubic Photon P1 IA Luce

Il sistema di illuminazione a matrice distribuisce la luce in modo più omogeneo, riducendo quelle variazioni di esposizione che, su stampe grandi, portano a imprecisioni e difetti, anche evidenti.

Questo sistema, denominato LightTurbo 4.0 è composto da una sorgente UV che emette la luce e da una lente asferica che, grazie a una collimazione con lo schermo inferiore a 2°, fa in modo che tutto lo schermo venga investito dalla stessa quantità di luce rendendo tutto più uniforme.

Non solo, un sistema di raffreddamento tramite heat pipe da 8mm (lo stesso montato sulle schede video per capirci) mantiene le temperature nel range ottimale per il funzionamento della stampante; un vero passo avanti rispetto a sistemi più semplici montati in stampanti con volumi superiori.

Anycubic Photon P1 Wave release

Ma la vera differenza rispetto alle altre stampanti è il Wave Release Film, un filtro ondulato che non distorce la luce ma rende la superficie leggermente ondulata, creando delle “bolle d’aria” tra l’Nfep e lo schermo che riducono fino al 60% la forza di rilascio necessaria al braccio per distaccare il layer dalla pellicola.

Mentre lo provavo ho notato che, a parità di oggetto stampato, il suono del distacco della P1 era meno “violento” rispetto a quello della Anycubic M7 Max. Questo aspetto rende molto meno traumatica la ripresa della posizione quando la piattaforma scende e consente di stampare in modo molto più preciso.

Anycubic Photon P1 • Ok, ma cosa cambia davvero?

Usare la Photon P1 ogni giorno significa, prima di tutto, cambiare approccio alla stampa a resina. Se si arriva da una stampante più piccola si può arrivare semplicemente a pensare che si tratti di una “stampante più grande”, ma non è così.

Le stampanti di piccolo formato sono spesso più “potenti” del necessario e non richiedono di ragionare in modo approfondito sul posizionamento del pezzo e sulle caratteristiche di esposizione. Ma con piatti così grandi la preparazione dei file è importantissima.

Con oggetti di grandi dimensioni, l’orientamento diventa ancora più strategico e ridurre la quantità di superfici parallele al piatto è fondamentale.

Oltre a questo si deve gestire correttamente la fase di aggiunta dei supporti, delle loro dimensioni e distribuire il peso in modo equilibrato per evitare fattori di stress al fep e al braccio connesso all’asse Z. La preparazione, quindi, è fondamentale per raggiungere il successo nella stampa e posso confermare quanto  questo sia vero.

L’unico fallimento che ho avuto durante le prove, infatti, è stato dato da un’eccessiva confidenza nella natura dei supporti dei modelli scalati. Il primo è successo mentre stampavo il file creato da StanceGt relativo alla Mercedes AMG più grande.

Anycubic Photon P1 StanceGT3 dettaglio

Avendo avuto successo nella stampa della piccola ho semplicemente raddoppiato le dimensioni dei file mantenendo lo stesso tipo di supporto (anch’esso raddoppiato). Peccato che raddoppiando le dimensioni le forze non siano più equilibrate e mi sia trovato con i supporti sul piatto e la carrozzeria sul fep. Rifatto il file con i parametri corretti non ci sono stati problemi. Stessa cosa è successa con un serbatoio del Tornado; a dimensioni normali nessun problema, a dimensioni triple un serbatoio (nemmeno tutti gli altri componenti) si è staccato. Dopo aver sistemato i supporti, la stampa è riuscita perfettamente.

Anycubic Photon P1 errore

Un altro elemento da considerare è la quantità di resina in gioco. Stampare oggetti grandi significa consumare più materiale e trovarsi di fronte a tempi di stampa inevitabilmente più lunghi.

È qui che l’affidabilità e la precisione della macchina assumono un ruolo centrale: durante le mie prove, la P1 si è dimostrata precisa come Charles Leclerc sulla pista di Monza nel 2024 anche su stampe che superano abbondantemente le dieci ore, senza differenze di qualità tra le prime e le ultime sezioni.

Anycubic Photon P1 • Software

Come software di slicing, Anycubic utilizza Anycubic Photon Workshop, un programma molto completo che offre tutti gli strumenti necessari a gestire le stampe anche se, personalmente, non è il mio preferito. Si tratta di un software potente e funzionale, soprattutto per quanto riguarda il controllo dei parametri di esposizione e la creazione dei supporti anche su modelli complessi.

Anycubic Photon P1 slicer

Il suo lavoro lo fa egregiamente, con una curva di apprendimento molto semplice e i risultati sono eccellenti. La presenza dei profili preimpostati che variano in base al tipo di resina e la possibilità di creare profili personalizzati sono poi un vantaggio incredibile quando si utilizzano le due vaschette.

Un altro elemento da considerare è la quantità di resina in gioco. Stampare oggetti grandi significa consumare più materiale e gestire tempi di stampa inevitabilmente più lunghi.

Qui la stabilità della macchina diventa centrale: durante le mie prove, la P1 si è dimostrata costante anche su stampe molto lunghe senza cali evidenti di qualità tra le prime e le ultime sezioni.

Software stampante

Il firmware che gestisce la stampante è realizzato dai programmatori Anycubic per offrire la massima flessibilità operativa e qualità finale all’utente.

Anycubic Photon P1 software stampante

Ottima la possibilità di abilitare o meno l’assistenza dell’intelligenza artificiale che, grazie alla presenza di una videocamera integrata, monitora l’andamento della stampa e consente all’utente di controllarla in tempo reale. 

Durante la prima accensione verrà chiesto di impostare il codice regionale scegliendo tra Cina e resto del mondo, si dovranno configurare wifi, lingua e verrà fatto il controllo sulla presenza di eventuali aggiornamenti.

Al riavvio la macchina inizierà a effettuare dei test che ne verificano i parametri di funzionamento, un’operazione che si ripeterà a ogni accensione.

Da qui in poi si potranno gestire le impostazioni generiche, le stampe conservate nella memoria interna e lanciare una stampa via usb quando non la si lancia via wifi.

Anycubic Photon P1 software stampante

Oltre a questo il software consente di avviare la pulizia della vaschetta, correggere alcuni problemi che venissero riscontrati in fase di boot, gestire l’asse Z e impostare la stampante. Tutto il resto verrà gestito dallo slicer.

Software stampante per mobile

Ottima l’applicazione Anycubic mobile. Bastano davvero due tocchi per connettere la stampante allo smartphone scannerizzando il qr code visibile sul display della P1.

Dall’app si potrà agire come di presenza lanciando stampe, impostando l’aiuto dell’IA e controllando se la stampa procede come dovrebbe anche utilizzando la videocamera.

Sempre dall’app si può accedere alla enorme libreria di modelli presenti su MakerOnline, il sito creato da Anycubic proprio per accogliere i progetti della community e stamparli direttamente nel caso in cui la stampante fosse pronta all’uso. 

Anycubic Photon P1 • Prova di stampa

Ma come stampa Anycubic Photon P1? Non c’è un altro modo di dirlo se non: benissimo. La stampante è semplice, iper assistita, veloce e precisa. Come già detto non è fatta per vincere il premio come stampante più definita del mondo, ma per stampare con costanza e alla sua massima risoluzione per tutto il suo volume. E proprio qui da il meglio.

Anycubic Photon P1 StanceGT3

Le superfici sono pulite, i layer praticamente invisibili a occhio nudo sia su superfici piatte sia con quelle con molto dettaglio. Anche su stampe che occupano gran parte del piatto, non ho riscontrato differenze visibili tra il centro e i lati, un aspetto che conferma l’uniformità dell’illuminazione che consente di rendere estremamente precisi i dettagli.

Su oggetti strutturali con spigoli, nervature o dettagli architettonici, la Photon P1 è solida e quasi “chirurgica”, senza quell’effetto “ammorbidito” che talvolta compare ai margini del piatto su macchine di grande formato.

Anycubic Photon P1 Tornado

Un aspetto interessante riguarda le stampe alte. Su modelli sottili sviluppati in verticale, la stabilità del gruppo Z può portare a layer poco regolari soprattutto nelle sezioni più lontane dal braccio. Con Photon P1 questo non succede e la regolarità dei layer rimane stabile anche in questo tipo di soggetti.

Le fusoliere di elicottero che abbiamo stampato, per esempio, sono risultate eccellenti sia nella parte ancorata al piatto di stampa sia nella parte più distante, praticamente ai margini superiori dell’asse.

Ma la stampa sui grandi formati non è sempre una passeggiata, perché un oggetto di grandi dimensioni porta con se difficoltà intrinseche legate proprio alla dimensione, al peso e alla quantità di odori che possono generarsi.

Anycubic Photon P1 miniature

Durante la stampa il sistema di filtraggio dell’aria è più che buono, ma non sostituisce una buona ventilazione. Su stampe lunghe e con grandi volumi di resina, gli odori si fanno comunque sentire, ed è un aspetto da considerare seriamente se si pensa di utilizzarla in un ambiente domestico.

Anche i consumi crescono in modo proporzionale. Resina, tempo e spazio diventano fattori più rilevanti rispetto a una MSLA compatta. La Photon P1 è una macchina eccellente nel senso operativo del termine, e ha molto senso soprattutto se il volume di stampa viene realmente sfruttato.

Un altro limite da tenere presente è la curva di apprendimento. Pur non essendo complicata da usare, la P1 richiede un minimo di esperienza per essere sfruttata al meglio. Chi arriva da zero potrebbe trovarsi inizialmente spaesato, mentre utenti già abituati alla stampa a resina troveranno un ambiente familiare, solo su scala maggiore.

Dopo averla usata in modo continuativo per circa un mese, è chiaro che Anycubic Photon P1 non è una stampante “per tutti”, e non vuole esserlo. Il suo senso emerge solo quando un volume importante non è un vezzo, ma una necessità reale. Se il tuo lavoro ruota attorno a statue di grandi dimensioni, busti, props, master per stampi, parti funzionali che beneficiano di un volume di stampa ampio e continuo o piccole serie di oggetti, allora la P1 diventa uno strumento estremamente interessante.

È una macchina che si rivolge a maker evoluti, modellisti esperti e piccoli laboratori che hanno già confidenza con la stampa a resina e che vogliono fare un salto di scala senza rinunciare a qualità e uniformità. In questi contesti, la possibilità di evitare tagli, incollaggi e post-produzioni correttive ha un valore concreto, sia in termini di tempo sia di risultato finale.

Al contrario, se l’uso principale riguarda miniature, piccoli componenti o stampe occasionali, la Photon P1 rischia di essere sovradimensionata. Non solo per lo spazio occupato, ma per l’intero ecosistema che richiede: più resina, più attenzione, più gestione. In questi casi, una MSLA desktop di fascia più piccola può offrire risultati comparabili con un investimento e un impegno minori.

Anycubic Photon P1 • Extra

La Photon P1 ha senso quando il volume di stampa viene sfruttato con criterio. È una stampante che dà il meglio di sé sia quando lavora su oggetti grandi sia su più elementi stampati in serie in un’unica sessione, mantenendo una qualità uniforme su tutta l’area del piatto. Oppure nel caso in cui si dovessero realizzare oggetti con resine dalle caratteristiche particolari (molto dense o caricate), dove la presenza di un accessorio come la piastra forata aiuta a distribuire meglio la resina su tutta l’area.
In questi scenari, la stabilità meccanica e l’equilibrio tra risoluzione e superficie fanno la differenza.

Anycubic Photon P1 piastra forata

Stessa cosa quando si cerca affidabilità su stampe di lunga durata. Durante le prove non ho riscontrato cali evidenti di qualità o comportamenti imprevedibili, a patto di preparare correttamente i file e utilizzare profili di esposizione adeguati. Non è una macchina che “perdona tutto”, ma se usata con metodo restituisce risultati incredibili.

Utilizzare poi la piattaforma doppia è un vero game changer che, in ambienti professionali, la rende unica e imprescindibile. Grazie a questa piattaforma è possibile stampare nello stesso tempo due resine differenti, per colore, tipologia e tempistiche. Ovviamente il tempo lo stabilirà la parte più “lunga” in Z ma il risparmio di tempo, come nel nostro caso di esempio, è enorme. Durante la prova ho stampato, in ABS-like trasparente, il canopy di un cacciabombardiere Tornado in versione toon (adoro questo tipo di modelli) realizzato da Sergio Cabral, Bandido su Cults 3D, e nell’altra l’armamento. Anche l’uso della piastra forata, per chi utilizzaresina caricata o molto densa, è qualcosa che aiuta ad aumentare il tasso di successo dei propri prodotti.

Anycubic Photon P1 vasca doppia resina stampa

Può, invece, aver senso come prima stampante a resina facendo delle precisazioni. Il grande formato amplifica errori e incertezze, e affrontarlo senza una base di esperienza può portare più frustrazione che vantaggi. La Photon P1 è uno strumento che va scelto consapevolmente, non inseguendo numeri o specifiche sulla carta.

Anycubic Photon P1 • Conclusioni

Anycubic Photon P1 è una stampante a resina che punta più sul concreto che sull’effetto wow. Anche se l’effetto wow lo raggiunge. Non cerca di impressionare con specifiche estreme, è una piattaforma solida, con un’area di stampa generosa e una qualità eccellente su oggetti grandi.

Per chi stampa è una scelta matura, orientata all’uso reale più che al marketing. Nella mia prova ho apprezzato soprattutto l’affidabilità e l’uniformità dei risultati, due aspetti spesso critici quando si sale di scala nella stampa a resina.

Compromessi da accettare ce ne sono (ingombri, consumi, gestione) ma sono inevitabili in questa categoria, e non sono da imputare alla macchina.

In definitiva, la Photon P1 non è la stampante “migliore in assoluto”, perché una stampante migliore in assoluto non esiste. È però una soluzione che ci si avvicina, è una “macchina da guerra” per chi ha bisogno di stampare tanto e tutti i giorni, senza accontentarsi sulla qualità.

Se il tuo lavoro richiede esattamente questo, allora è la macchina ideale!

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